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Il cashmere è una delle fibre tessili più pregiate, ma non tutti i capi in commercio possiedono gli stessi standard qualitativi. Per distinguere il miglior cashmere italiano ed effettuare un acquisto consapevole, è utile valutare 5 importanti fattori. Vediamo quali.

 

Il miglior cashmere italiano: la provenienza del filato

Il miglior cashmere italiano traccia le sue origini dalle praterie himalayane dell’Asia Centrale, tra Mongolia, Cina e Tibet. È in queste regioni, caratterizzate da alta quota e rigide temperature invernali, che si allevano i piccoli capi di del cashmere. Tale filato pregiato proviene esclusivamente dal vello delle capre cashmere, geneticamente programmate a cedere il proprio pelo più fitto durante il cambio di stagione primaverile.

 

Solo i filati provenienti dalle zone himalayane possono garantire la perfetta combinazione tra diametro, morbidezza ed elasticità tipiche del cashmere di altissima qualità. I caprioli delle altre regioni del mondo, come l’Europa, non raggiungono gli standard qualitativi dell’Himalaya per composizione genetica e habitat.

 

Ne consegue che il “miglior cashmere italiano”, quello cioè selezionato e lavorato dai migliori producers nazionali, deve obbligatoriamente tracciare le proprie origini attraverso l’etichetta di composizione, indicando la percentuale di cashmere himalayano utilizzata nell’elaborazione del filato. Solo in questo modo è infatti possibile attestarne l’eccellenza e differenziarlo da altri prodotti contenenti cashmere di minor pregio geografico, ma anche qualitativo.

 

Cashmere italiano: la consistenza della fibra

Il miglior cashmere italiano è riconoscibile anche per la sua consistenza fibrosa. La fibra del filato cashmere, come documentato da numerosi studi sulle caratteristiche microscopiche della materiale, deve presentare uno spessore medio-elevato, compreso tra 13-19 micron, valore che ne determina morbidezza e volume al tatto.

 

Uno spessore micronico deficitario, inferiore agli standard qualitativi del cashmere himalayano, è indice invece di fibrosi sottile e fragile, come riscontrabile ad esempio nei filati di minor pregio geografico o in quelli trattati con processi industriali non rispettosi delle peculiarità naturali del vello. Al contrario, la giusta densità delle scaglie prodotte dalle ghiandole sebacee della capra cashmere conferisce al filo quelle proprietà di sofficità, elasticità e tridimensionalità indispensabili per un prodotto da considerarsi effettivamente come “il miglior cashmere italiano” e in grado di mantenere elevate performance anche a seguito di ripetuti lavaggi.

 

Infatti, come ogni capo cashmere che si rispetti, il prodotto definito come pregiato deve preservare morbidezza e calore anche in seguito alle lunghe utilizzazioni, senza infeltrirsi o assottigliarsi, a riprova di una qualità intrinseca non fugace ma duratura nel tempo.

Miglior cashmere: il certificato di filatura

Il miglior cashmere italiano presenta certificazioni specifiche che ne attestano in maniera indiscutibile la qualità. I filati cashmere prodotti all’interno del territorio nazionale, per essere considerati di effettiva origine made in Italy, devono necessariamente essere corredati dal relativo certificato di filatura.

 

Tale documento, rilasciato da enti terzi accreditati, certifica non solo la provenienza himalayana della fibra grezza, bensì l’intera fase di trasformazione del vello grezzo in filato presso consorzi italiani. Il certificato riporta dettagliatamente i passaggi di cardatura, pettinatura, filatura e torcitura eseguiti mediante maestria artigianale all’interno dei distretti tessili nazionali, da sempre eccellenza nella lavorazione del pregiato cashmere.

 

Soltanto attraverso tali certificazioni, standardizzate a livello europeo per garantire trasparenza e tracciabilità della filiera produttiva, il consumatore finale può dunque assicurarsi di acquistare un cashmere italiano autentico, frutto di completa lavorazione manifatturiera nel nostro Paese e sinonimo inconfutabile di qualità.

 

Cashmere Italia: il dettaglio delle cuciture

Il miglior cashmere italiano può essere riconosciuto anche per la cura dei minimi dettagli costruttivi. Le cuciture interne devono infatti mostrare una precisione esecutiva assoluta, lontana da qualsiasi imperfezione o elemento di disturbo per l’indossatore.

 

Studi nel settore tessile hanno dimostrato come già pochi fili sporgenti o un non perfetto allineamento dei punti di cucitura possano inficiare il comfort durante l’utilizzo, diminuendo l’effetto morbidezza tipico del cashmere. Nei capi di alta gamma, la traccia lasciata dall’ago del sarto sul rovescio del tessuto appare dunque quasi invisibile ad occhio nudo, frutto di una tecnica esecutiva frutto di anni di esperienza nella manualità.

 

Soltanto presso produzioni italiane come quelle della filiera tricolore, che traggono la propria storia del cashmere sin dal Medioevo nella lavorazione della pregiata lana himalayana, è possibile imbattersi in una qualità costruttiva rifinita fin nei minimi dettagli, a riprova di come questo tipo di accuratezze siano elemento imprescindibile per un prodotto che si candida a rappresentare il meglio del cashmere made in Italy.

 

Cashmere made in Italy: la durata nel tempo

Studi condotti su campioni tessili in cashmere hanno dimostrato come i filati di alto livello siano in grado di mantenere pressoché inalterate le proprietà di sofficità e termoregolazione anche dopo decine di lavaggi e utilizzi prolungati. Ciò in virtù sia della qualità primaria della fibra himalayana utilizzata, resistente ai processi di feltratura e infeltrimento, sia delle tecniche di filatura e tessitura completamente manuali impiegate nella produzione made in Italy.

 

La non apprezzabile variazione delle performance nel corso del ciclo di vita di un capo rappresenta un discrimine qualitativo tra cachemire di pregio, destinato a durare nel tempo conservando morbidezza tattile e proprietà termoisolanti, e produzioni industrializzate che tenderanno invece ad una rapida e sensibile perdita di comfort già dopo pochi lavaggi.

 

I test compiuti su più stagioni dimostrano dunque come la scelta di cashmere di autentica produzione nazionale, improntata ancora ai criteri di artigianalità, rappresenti un investimento garantito nel tempo anziché un mero acquisto stagionale.

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