Tessitura, maglieria e confezionamento prevedono infine lavorazioni anche manuali per esaltare le prestazioni uniche del cashmere. Secoli di tradizione hanno permesso di perfezionare ogni singola fase produttiva, al fine di realizzare capi capaci di regalare morbidezza e comfort senza pari. Il cashmere lana è così il frutto di un sapiente savoir-faire tramandato di generazione in generazione, che ne fa tuttora uno dei tessuti più pregiati al mondo.
Cashmere lana: i primi passi nella lavorazione
La lavorazione della pregiata cashmere lana ha origini secolari, risalendo ai primordi dell’allevamento delle capre cashmere nell’Asia centrale. Una volta tosata la capra cashmere, il suo morbido vello risulta composto da vari tipi di peli: fibre più lunghe e sottili che costituiscono il vero cashmere e peli guardia più corti e spessi.
Per ottenere la pregiata fibra di cashmere puro è necessario separarla manualmente dagli altri peli, vale a dire che deve essere scardato. Le operatrici, munite di appositi pettini, pettinano e cardano delicatamente il vello per rimuovere i peli corti di guardia dalle fibre lunghe.
Questo meticoloso lavoro viene eseguito sul tippino, ovvero un supporto cilindrico coperto da uno strato di lana. Man mano che le fibre vengono districate, si addensano sul tippino formando i primi bozzoli di filato.
Questa operazione richiede abilità e pazienza per non danneggiare le preziose fibre di cashmere, sottilissime come un decimo di millimetro. Solo al termine di questa fondamentale fase di separazione è possibile acquisire la pura lana cashmere da avviare alle successive lavorazioni di filatura.
Dopo questa fase, il vello è sottoposto alla cardatura, processo meccanico estremamente delicato per districare completamente le fibre di cashmere. Il vello viene fatto passare tra due rulli ricoperti da minuscoli punzoni metallici disposti a spina di pesce. I rulli, ruotando in senso contrario, “pettinano” le fibre distendendole parallelamente e eliminando i nodi e le impurità. Man mano che i rulli si avvicinano tra loro, le fibre vengono districate sempre più finemente. Il materiale emergente dai rulli ha così l’aspetto di una soffice nuvola di filato, composta da sottilissimi fusi paralleli di fibre orientate nella stessa direzione.
È quindi accumulato in appositi cestelli, dove i fiocchi si compattano formando bozzoli di filo cardato, detti anche “pollini”. Questi costituiscono la materia prima per la successiva filatura, attraverso la quale si otterranno i primi fili continui di purissima lana cashmere. Solo in un secondo momento arrivava la filatura vera e propria, originariamente svolta tramite l’uso del filatoio a mano per produrre i primi fili.
Con l’adozione di tecniche industriali l’intero processo si è ottimizzato senza snaturare la qualità del prodotto finale. Ancora oggi in Italia, patria del miglior cashmere italiano, molte aziende scelgono attrezzature all’avanguardia ma mantengono una lavorazione parzialmente artigianale per esaltare le eccelse performance di questa nobile fibra.
Lana di cashmere: pettinatura, filatura e trafilatura
Arrivati a questo punto, la pregiata cashmere lana è pronta per le successive fasi di filatura e trafilatura. Nella filatura i bozzoli sono stesi e allungati da appositi fili per produrre i primi fili continui. Questi sono poi sottoposti alla trafilatura, processo di strutturazione e rinforzo che avviene facendoli passare attraverso filiere di calibro sempre minore. Ciò rende il filo liscio, compatto e omogeneo.
A questo punto ha inizio la tessitura o la lavorazione a maglia. Per l’alta moda si preferisce la lavorazione artigianale a mano, che esalta l’eccellenza dei filati. Così nascono soffici scempi, velluti o meravigliose maglie in cashmere donna, dal comfort e dalla raffinatezza senza pari.
Grazie alla maestria delle mani esperte dell’uomo, un unicum come il cashmere regala emozioni sensoriali uniche che rendono questi capi intramontabili nel tempo.

